Verbale dell'incontro tra floristi del Nord-est impegnati in progetti di cartografia floristica

Museo Naturalistico - Archeologico di Vicenza, domenica 13 febbraio ore 9,30


Presenti: Carlo Argenti - Belluno, Giuseppe Busnardo - Bassano del Grappa (VI), Nicola Casarotto Schio (VI), Severino Costalonga - Sacile (PN), Gino Fantini - Vimercate (MI), Renato Ferlinghetti - Bergamo, Eugenio Marchesi - Villa di Serio (BG), Carlo Marconi - Nembro (BG), Roberto Pavan - Sacile (PN), Filippo Prosser - Rovereto (TN), Giuseppe Ravasio - Bagnatica (BG), Silvio Scortegagna - Schio (VI), Filippo Tagliaferri - Brescia, Stefano Tasinazzo - Vicenza, Fabrizio Martini - Trieste, Enzo Bona - Capo di Ponte (BS), Gianfranco Bertani - S. Vito al Tagliamento (PN); Erminio Fent - Lamon (BL), Cesare Lasen - Villabruna (BL).

Redatto da Renato Ferlinghetti

In apertura dei lavori S. Scortegagna ha portato i saluti e l'augurio di buon lavoro di A. Dal Lago, responsabile del museo ospitante, assente per indisposizione.

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Il primo taxa affrontato è stato il genere

Eragrostis. Martini ha illustrato i caratteri di Eragrostis virescens specie nuova per l'Italia raccolta già nel 1980 in Friuli-Venezia Giulia, ma confusa con E. pilosa. Rispetto a quest'ultima specie E. virescens è somaticamente assai più alta e vigorosa e non presenta i rami basali dell'infiorescenza verticillati. Inoltre in letteratura Scholz indica come ulteriore carattere discriminante l'evidente intaglio sulla faccia ventrale del seme e la presenza di una marcata reticolatura. La pianta, in forte espansione, è stata ritrovata anche nell'Alto Adige (da Wilhalm) e in Val Camonica e si colloca ecologicamente dagli ambiti pionieri nitrofili alla flora infestante degli orti. Sono stati visionati alcuni exiccata provenienti dal Friuli e dalla Lombardia. Si è poi passati ad analizzare Eragrostis frankii, specie ruderale, simile a Eragrostis minor dalla quale differisce per le spighette con pochi fiori. F. Prosser ha descritto E. barellieri, taxa simile a E. minor, ma di stazza maggiore, priva delle tipiche ghiandole fogliari mentre spesso sono presenti fusti secondari. Nell'Italia nord orientale la specie è stata finora segnalata solo in Trentino. E' stata descritta anche E. multicaulis, simile a E. pilosa dalla quale si può discriminare per l'assenza dei caratteristici "baffi" di peli distribuiti alla base della lamina fogliare di E. pilosa. E. Pectinacea è simile a E. pilosa, ma ha rami inferiori dell'infiorescenza non verticillati: è ormai piuttosto diffusa in italia.

In considerazione del sensibile numero di nuove specie di Eragrostis identificate nella ricerca di campagna, si rivela assai utile la chiave aggiornata elaborata da F. Martini & H. Scholz e da poco pubblicata su Willdenowia. Martini ricorda infine di porre attenzione alla verifica del possibile avventiziato di E. curvula presente nelle miscele di sementi poste in commercio.

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Si è passati quindi all'analisi del genere Viola e, in particolare,

gruppo Viola adriatica, Viola alba e V. suavis.

Fent elenca una serie di caratteri, tratti dalle chiavi di alcune flore di campagna, che dovrebbero differenziare V. alba da V. suavis. I caratteri però, al termine di un ampio confronto e dopo l'analisi di materiale secco, non sembrano sempre certi o riscontrabili anche probabilmente per l'ampia diffusione di esemplari ibridi. Si cerca di identificare alcuni esemplari di Viola a corolla blu e fauce bianca con stoloni sia ipogei che epigei raccolti su un muro a Sacile (PN) e portati da S. Costalonga. Per alcuni dei presenti i campioni, seppur anomali e forse ibridi, si avvicinano a forme di V. odorata, per altri a V. suavis. Tra V. suavis e V. alba i caratteri più attendibili sembrano essere ancora la presenza di stoloni ipogei nella prima ed epigei nella seconda, gli intervenuti provenienti dal Friuli-Venezia Giulia ricordano l'ampia diffusione di popolazioni di V. alba a corolla azzurra nella loro regione. Si concorda di effettuare ampie raccolte nella prossima primavera.

Per Viola adriatica endemita illirico vengono osservati alcuni campioni di B. Girerd provenienti dall'erbario dell'Università di Trieste. Viene anche ricordata la spontaneizzazione in Friuli, Trentino etc. di V. obliqua, facilmente riconoscibile per i rizomi carnosi e lo stimma a disco (non a uncino).

Si conviene di riaffrontare il problema nei prossimi incontri dopo le raccolte iemali e primaverili; E. Fent si impegna a elaborare le chiavi [in effetti ne ha preparata una con spunti decisamente originali], mentre per il lavoro di cartografia floristica si decide di registrare come V. suavis s.l. i reperti di bassa quota che non si collocano nelle meglio delineate V. hirta, V. odorata, V. alba.

Prosser ha quindi affrontato V. hirta e V. collina, ricordando come quest'ultima è vicariante della prima su suoli asciutti e primitivi in particolare su substrato dolomitico. Dal punto di vista morfologico V. collina differisce da V. hirta per le stipole con frange cigliate, la corolla profumata, le foglie più cordate alla base, le brattee fogliari poste nella metà superiore dello scapo fiorifero, il fiore più piccolo e la presenza, a volte, di brevi stoloni. N. Casarotto conferma la chiara discriminazione tra Viola hirta e V. collina.

Si passa quindi a V. pyrenaica, ancora F. Prosser mostrando dei campioni d'erbario, ricorda come V. pyrenaica nel Trentino si collochi a quote elevate tra i 1600 e i 2000 m su suoli evoluti in praterie in genere su substrato calcareo dove sostituisce V. thomasiana tipica dei substrati acidi. V. pyrenaica differisce da V. collina per la minor pelosità e per l'ovario glabro (peloso in V. collina) e da V. thomasiana oltre che per l'ecologia ancora per l'ovario glabro, pubescente in V. thomasiana. La sua distribuzione è piuttosto frammentaria ed in Trentino giunge, ad occidente, fino al Cadria.

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Successivamente C. Argenti introduce l'analisi di

Popolus canescens/P. alba leggendo i caratteri discriminanti proposti nella chiave di Michael Koltzenburg (Floristische Rundbriefe, Beiheft 6, 1999, 53 pagine + 27 tavole) e verificando la difficoltà di utilizzarli per l'identificazione di materiale bellunese, si decide di contattare lo specialista Koltzenburg a cui eventualmente inviare i reperti critici. [Argenti in seguito contata Koltzenburg, che si dichiara ancora troppo poco pratico per essere in grado di rivedere con sicurezza materiale d'erbario].

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C. Argenti e C. Lasen hanno introdotto il gruppo

Quercus petraea/pubescens/daleschampii/aurea per il quale Luciano Giovagnoli aveva preparato un contributo scritto, mancando l'autore la relazione non è stata letta e viene conservata da F. Prosser. C. Argenti ricorda i caratteri proposti da Gellini et al. nel Giorn. Bot. Ital. 126 (3-4), 1992: 481-504, per differenziare Quercus petraea da Q. pubescens. Nella prima le foglie portano sulla pagina inferiore peli stellati appressati a 3-4 raggi brevi (0,1 mm) disposti asimmetricamente, mentre nella secondo i raggi dei peli sono più numerosi, allungati e non appressati.

C. Lasen ha presentato al gruppo il problema della definizione nomenclaturale e tassonomica dei popolamenti di Quercus petraea s. l. diffusi nel bellunese e in altri settori del Veneto caratterizzati da foglie più coriacee, lucide di sopra con cormo spesso ramificato nella porzione inferiore distribuiti su substrato dolomitico con suoli dilavati in stazioni ad elevata umidità atmosferica. I popolamenti costanti nei loro aspetti morfologici e ecologici pongono problemi per quanto riguarda la cartografia forestale. C. Lasen e C. Argenti ricordano la possibilità, poco soddisfacente, di ricondurre tali popolamenti a Quercus aurea.

Scortegagna ricorda la segnalazioni di Quercus daleschampii per i Colli Berici. Martini comunica che Quercus aurea è stata recentemente inserita da L. Poldini nell'atlante corologico del Friuli-Venezia Giulia, mentre sembrerebbe da escludere Q. daleschampsii dall'Italia settentrionale perché entita xerofila meridionale, mentre Q. aurea elemento mediterraneo-pontico, a distribuzione simile ad esempio a Cotinus coggigrya, giungerebbe nell'are nord-orientale della penisola.

C. Lasen ha chiesto se problemi analoghi fossero stati riscontrati da altri gruppi impegnati in progetti di cartografia floristica. La risposta è stata negativa, ma la comunicazione del problema è ritenuto un utile stimolo a verificare le popolazioni di Quercus petraea in condizioni analoghe a quelle descritte.

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E. Bona ha successivamente relazionato sullo stato di avanzamento dell'analisi della distribuzione di

Asplenium ruta -muraria subsp. ruta-muraria e A. ruta-muraria subsp. dolomiticum nelle provincie di Bergamo e Brescia a seguito della ricerche congiunte di soci del FAB (Gruppo flora alpina Bergamasca ) e del Gruppo Bresciano di ricerca floristica. I due taxa sono ben segregabili sulla base delle dimensioni microscopiche delle spore, mentre altri caratteri morfologici non sembrano sempre attendibili. Sono stati raccolti alcune centinaia di campioni, e per ora A. r. dolomiticum presenta una distribuzione, nell'area analizzata, più macrotermica e meridionale mentre A. r. ruta muraria si spinge più all'interno nella fascia prealpina ed alpina.

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Nel pomeriggio i lavori sono cominciati con la trattazione dei gruppi

Galeopsis pubescens/speciosa, Galeopsis bifida/tetrahit. Sono stati presentati numerosi exiccata in particolare F. Prosser ha evidenziato la presenza nel Trentino di esemplari a corolla giallo, come G. speciosa, ma morfologicamente rientranti in G. pubescens. Tale combinazione di caratteri è riconducibile a Galeopsis pubescens subsp. murriana entità riportata da Rothmaler (Kritischer Band). Sono stati analizzati i peli di alcuni campioni delle quattro specie di Galeopsis in esame per eventualmente evidenziare la presenza di ulteriori caratteri discriminanti, ma senza giungere a conclusioni certe.

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Ci si è confrontati sull'ipotesi di indicare a livello cartografico, per ogni maglia del reticolo, la presenza (rara, rarissima, frequente, comune) delle singole specie.

Si passa infine alla programmazione dei prossimi appuntamenti. Si decide di effettuare nel mese di giugno una escursione floristica comune. Vengono proposti per la prossima riunione (che si terrà dopo l'estate: ottobre 2000) i seguenti taxa critici e per ogni gruppo si identifica il referente che guiderà la discussione: Aconitum (F. Martini), Thalictrum minus (C. Argenti), Arenaria gr. serpyllifolia, Cerastium gr. fontanum e pumilum-glutinosum (F. Prosser), Thesium bavarum/linophyllon (FAB). Altre proposte di gruppi critici saranno ovviamente ben accette, così come la comunicazione di ogni novità (recenti revisioni, nuove avventizie, etc.).

Alle 16.30 la seduta è tolta.